Completamento amodale e colore

(di Cristina Polli) – Luglio 2021

Se guardiamo un cane dietro un albero, cosa vediamo? Un animale intero o diviso a metà? Diciamocelo: nessuno di noi penserà che il cane sia stato tagliato in due parti.
Stessa cosa vale per una cannuccia posta dietro un vaso…

L’ostacolo che nasconde qualcosa da noi conosciuto – o ri-conoscibile – come un intero, non ci pone grossi problemi, lo vediamo come una figura che “sta davanti” e che momentaneamente ci impedisce la visione di una parte di un elemento posto “dietro”.

Tale particolare rapporto figura/sfondo, conosciuto come completamento amodale venne ampiamente trattato da Gaetano Kanizsa e dalla scuola della Psicologia della Gestalt o Gestaltpsychologie, disciplina nata in Germania agli inizi del Novecento.
Ma c’è di più: non solo ogni oggetto fenomenico vissuto come figura giace su uno sfondo amodalmente presente dietro ad esso, ma possiede fenomenicamente un suo proprio dietro. Questa parte posteriore non è visibile, ma è ben presente fenomenicamente.” [G. Kanizsa, pag. 90, 1980].Il nostro sistema ottico e neuronale colma sempre le lacune nel campo percettivo, va oltre l’informazione data mediante l’interpolazione percettiva e questo accade ogni volta che osserviamo un campo organizzato in figura/sfondo e se siamo di fronte ad un oggetto fenomenico. L’immaginazione ci aiuta a comprendere nell’immediato ciò che stiamo osservando.
In maniera innata sappiamo riconoscere e ricostruire come interi oggetti nascosti e/o interrotti da ostacoli. Le parti posteriori dell’oggetto che sono nascoste, non visibili, le percepiamo fenomenicamente e ci sono ben presenti.

Nell’immagine riportata riconosciamo quattro cerchi neri nascosti da rettangoli: esempio tratto da “Grammatica del vedere” di G. Kanizsa, pag. 95

Nell’utilizzo della componente cromatica nel progetto di spazi chiusi, ci dobbiamo confrontare con elementi allogativi della scena che assumono carattere di sfondo e con altri elementi che percepiamo come più o meno vicini.
La nostra capacità di ricostruire parti nascoste – linee, forme, porzioni di spazio – poste dietro ostacoli – arredi, porte, finestre, varchi, oggetti – ci dà la possibilità di “mettere in coerenza” i vari elementi costituenti la scena. Inoltre uno scenario comprendente il completamento amodale, risulta leggibile, immediato e cattura l’attenzione, sviluppa la parte immaginativa.

Dobbiamo ricordare che:

a) l’attenzione dello sguardo va sulle linee di confine, per cui se dobbiamo “nascondere” qualcosa di disturbante o disordinato – canaline, bocchette, elementi di sicurezza, etc. – meglio collocarlo all’interno della specchiatura cromatica, allontanandolo dalla linea di divisione tra un colore e l’altro;

b) in presenza di due colori adiacenti, le cellule retiniche rispondono massimamente al contrasto ai bordi e su questa base assegnano il valore di luminosità allo sfondo. A livello recettoriale si ha una rielaborazione dell’immagine osservata, per cui alcuni contenuti informativi, come la percezione del contrasto e del colore, sono privilegiati rispetto ad altri. [M. Gussoni, G. Monticelli, A. Vezzoli, 2006, pag. 147] Attraverso il sistema visivo percepiamo la differenza di luminosità ai bordi dell’oggetto osservato e utilizziamo questa informazione per valutare la luminosità al centro;

c) i colori rossastri (bassa frequenza) appaiono più vicini rispetto a quelli azzurrati (alta frequenza) giustapposti; i colori desaturati e schiariti sono percepiti come sfondo “lontano”.

Sottolineo, perché è comunque importante ricordarlo, che, come sostiene Kanizsa, l’applicazione meccanica di un principio giusto, può portare a conclusioni errate. L’impostazione gestaltista, così come qualsiasi regola pre-definita, non deve essere ridotta a formulette. Il completamento è determinato dalle condizioni locali. Il contesto sul quale si sta operando, che muta di volta in volta, dev’essere valutato con attenzione per confrontarsi con le variabili del caso. Certo è che l’utilizzo di linee e campiture che rispondono a regole biologiche – non decorative – come anche il completamento amodale, fa si che nell’osservatore si attivino più cellule specializzate (per esempio osservando una linea in diagonale) rendendo lo scenario globale stimolante, memorizzabile, comprensibile.
Insomma, più vicino al nostro bisogno di equilibrio psicofisiologico.

BIBLIOGRAFIA
– M.Gussoni, G. Monticelli, A. Vezzoli, “Dallo stimolo alla sensazione”, Casa Ed. Ambrosiana, Gorgonzola, MI, 2006
– A. Bottoli, R. Fantuzzi, R. Giordanelli, E. Romanò, S.L. Salati, “Luoghi di accoglienza sostenibile”, Maggioli Editore, Santarcangelo di Romagna (RN), 2021
– G. Kaniza, “Grammatica del vedere”, Il Mulino, BO, 1980

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