Colour Match. Cromatologia allo stato granulare

(di Gianluca Sgalippa) – maggio 2019

Ogni artefatto appartenente al mondo dell’arte o del design condensa un percorso di ricerca, in cui con l’esplorazione materica e tecnologica (téchne) si intreccia con un’idea tutta individuale della bellezza e delle forme.

Ancora una volta, la settimana milanese del design, svoltasi dal 9 al 14 aprile scorsi, è apparsa come una galassia costituita da quelle epifanie. Ogni collezione, ogni prodotto, ogni concept ha attirato l’attenzione come atto compiuto, in quanto approdo creativo.
Nella progettazione contemporanea, il prodotto prevale sul processo. Nella nebulosa dei social e delle instaesperienze, la folgorazione mediatica prevale sul pensiero che l’ha generata. Tuttavia, in alcune installazioni viste nei numerosissimi eventi fuorisalone, è ancora possibile rintracciare degli intenti metodologici e strumentali che stanno a monte dell’atto creativo e dell’espressione visiva.

 

 

 

 

 

Fra questi abbiamo trovato “Colour Match”, svoltosi nell’ambito del Lambrate Design District, voluto da NCS Colour Centre Italia, l’azienda impegnata nella diffusione del Sistema Cromatico NCS®© nel nostro paese. Oltre alle licenze a rivenditori e produttori, la rappresentanza italiana sensibilizza costantemente, soprattutto attraverso la formazione, diverse categorie di professionisti (architetti, designer, ecc.) al suo impiego nella pratica progettuale, favorito dalle caratteristiche di fondo del Sistema Cromatico NCS®©: versatilità, affidabilità e impostazione razionale.
Nel trend che inonda di colori saturi il mondo dell’arredo, degli abiti e degli oggetti, la conoscenza e la comprensione profonda del Sistema Cromatico NCS®© ci accompagnano lungo un reticolo di riflessioni sull’impiego del colore, in modo da farlo interagire consapevolmente con l’essenza e la fisicità dell’artefatto.

 

 

 

 

 

L’iniziativa fuorisalone di NCS si è innestata sui risultati dell’omonimo contest permanente per il periodo settembre ’18 – marzo ’19, in cui progettisti e creativi di varia estrazione sono stati invitati a proporre un pattern geometrico/cromatico del tutto personale, ovviamente composto con i codici colore di NCS…
I 15 lavori finora premiati, dalla versione digitale sono stati trasposti alla versione pittorica: 15 quadri 50 x 70 cm, ordinati nella location come vere e proprie opere pittoriche contenute in un scatola bianca, secondo il criterio paratattico spesso adottato nelle gallerie d’arte.
Nonostante l’allestimento rigoroso e ritmico, apparentemente avverso alla complessità del mondo del colore, le opere cromatiche hanno offerto l’occasione per confrontare tanti approcci al mondo del colore e della sensibilità individuale verso un tema che, nell’ambito del progetto, ha avuto fortuna e importanza alterne. Insomma, una mise-en-scène asciutta, schematica, ma capace di parlare di colore in modo articolato e a maglie larghe.
I pannelli cromatici, esposti in sequenza, sono replicati come superficie estesa in un’altra parte della sala. Essa va a costituire uno sfondo coloratissimo per i selfie: non poteva mancare l’interpretazione ludica e mediatica, in linea con la sfera della comunicazione contemporanea, per un argomento ricco di risorse creative e, per questo, in forte rilancio.

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MAGLIERIA MAGICA

MODA | MISSONI HOME



Per la settimana del design di Milano (9-14 aprile), Missoni ha voluto un’installazione singolare nel proprio showroom, curata da Alessandra Roveda.
L’ambientazione è consistita in un interior ricoperto in ogni sua parte di maglia variopinta, con un esito a dir poco magico, fiabesco e anche un po’ naïf.

Straordinario saggio d’arte e artigianalità, il lavoro della Roveda ridisegna e reinventa lo spazio cosi come la consistenza e la concezione degli elementi d’arredo, trasformando l’habitat in un’esperienza avvolgente e coinvolgente, sensuale, colorata e morbida, che assegna alla maglia il ruolo di assoluta protagonista.

Secondo la pratica artistica dello yarn bombing, trasforma il crochet in un’affascinante onnicomprensiva veste delle cose, un trait-d’union tra passato e futuro, rendendo evocativa e al tempo stesso imprevedibile, aliena e unica la fisionomia di mobili della memoria, comuni oggetti d’affezione come divani, letti, poltrone, libri, librerie, orologi a pendolo e molto altro ancora.

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“Un colore”… più di altri mille.

(di Luciano Merlini) – aprile 2019

In molti settori merceologici il colore dei prodotti riveste un ruolo fondamentale, talmente importante che in diversi casi uno stesso prodotto può proporsi attraverso una gamma di tinte diversificata allo scopo di incontrare il più alto numero di consensi.
Da qui cartelle colori e altri strumenti destinati proprio alla “comunicazione” di questo aspetto e favorire la scelta da parte dei consumatori.
Favorirne la scelta, però, significa anche convincere e rassicurare per cui non sempre è sufficiente una semplice esposizione delle tinte disponibili – costringerebbe una scelta “di pancia” che spesso può lasciare dei dubbi – ma si deve far leva su aspetti altrettanto emotivi e più intriganti.
Una dimostrazione per tutte “i colori di tendenza”, argomento a cui una buona parte del pubblico è sensibile perché può dare un valore aggiunto alla sua scelta.

Un tema relativamente facile da trattare quando si parla di alcuni mercati come la moda ad esempio – dove le tendenze e i ricambi di prodotti sono stagionali – meno scontato quando entriamo in altri settori, nei quali il prodotto può durare anche qualche anno.
Come conciliare fra loro in queste situazioni due dati così diametralmente opposti (novità e durata)?
Proviamo a darci una risposta prendendo il caso delle pitture, dove il problema addirittura si esaspera in quanto qui non si tratta di gamme colori relativamente ristrette, ma di proposte articolate su migliaia di tinte e dove il colore è quasi il prodotto stesso.
Come decretare, per esempio, un singolo colore “di tendenza” senza penalizzarne altri mille dando così la sensazione di non essere in grado di rispondere alle più disparate esigenze dei consumatori?

In questi casi le tendenze, così come altre “idee comunicative”, più che una vera guida alla scelta – che con qualcuno potrebbe funzionare ma per altri no – hanno la funzione di catturare l’attenzione del consumatore, di dimostrare che un’azienda è dinamica, attenta e sensibile alle evoluzioni del mercato.

L’abbiamo sentito dire un’infinità di volte, il colore è emozione perché ognuno dà ad uno stesso colore una propria interpretazione, perché suscita in lui sensazioni che altri non provano, perché lo vive in modo intimo e personale.
Emozione, però, non è solo il colore in sé, ma anche il modo in cui lo si presenta e lo si racconta, ed ogni attività finalizzata a promuovere un numero pur ristretto di colori secondo “argomentazioni o spunti interessanti” – che danno cioè modo di far riflettere offrendo nel contempo una forma di servizio al consumatore – comporta anche un ritorno di immagine positivo per il brand.

Per questo è importante che ogni azienda che dispone di un’offerta colore ampia, se non vuole che diventi presto obsoleta, trovi modo di rilanciarla periodicamente attraverso tematiche differenziate, che di volta in volta, pur prendendone in considerazione una parte, la mantengono sempre viva e attuale nella sua completezza.

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IL NASTRO CHE CORRE

ARTE | REMI ROUGH



Tra arte e spazio urbano, l’osmosi è sempre più viva. Non solo in termini contemplativi e simbolici, ma anche nel senso dell’interazione dinamica.

Remi Rough è uno street artist londinese che interviene sulla scena metropolitana con segni energici, capaci di rimettere in discussione la percezione del paesaggio artificiale.

In occasione di Art Basel 2018 di Hong Kong, Remi Rough ha realizzato un nuovo intervento all’interno della Quarry Bay Station di Hong Kong. L’opera, intitolata “Morning Dynamics”, riguarda banchine e corridoi sotterranei, che l’artista riveste con composizioni astratte e concatenate tra loro. Sui pannelli, le geometrie iconiche di Rough: figure astratte simili a nastri piegati, con colori accesi e angoli acuti.

Attraverso questo lavoro, l’autore riflette sull’interazione tra spazio e persone. Il gioco asimmetrico e dinamico delle forme reinterpreta il movimento dei passeggeri che ogni giorno usano e attraversano l’infrastruttura.

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Pigmenti mortali

(di Guglielmo Giani) – marzo 2019

Nel 1898, Marie e Pierre Curie scoprirono il radio (Ra88).
Sostenendo che il radio avesse effetti benefici, fu aggiunto a molti prodotti domestici: medicinali, dentifrici, cibi confezionati e nell’acqua. Il fatto che fosse fosforescente stimolò l’immaginazione di molti creativi, e fu aggiunto a prodotti di bellezza e incastonato in gioielli. Fu solo a metà del ventesimo secolo che ci si rese conto della tossicità del radio e gli effetti delle radiazioni. Sfortunatamente la storia ci insegna che il radio non è stato l’unico componente tossico o letale usato come pigmento nell’architettura e nell’arte.
Tre colori in particolare hanno una reputazione per aver lasciato una scia di vittime: il bianco, il verde e l’arancione.

Già nel quarto secolo avanti Cristo, gli antichi Greci sapevano come trattare il piombo per ottenere la biacca (carbonato basico di piombo) un pigmento bianco brillante sostituito dall’ossido di zinco e ossido di titanio solo negli anni ’30. Il piombo è un metallo altamente tossico che, una volta introdotto nel sistema nervoso, interrompe le normali funzione degli ioni di calcio, causando danni che spaziano dalle malattie dell’apprendimento all’ipertensione arteriosa. In passato gli artisti erano usi a produrre le loro pitture in bottega, e spesso erano esposti a sostanze tossiche per contatto o inalazione. Gli effetti del piombo si manifestavano inizialmente con forti coliche, conosciute come coliche del pittore. Altri effetti erano la paralisi, disturbi depressivi, tosse e danni alla vista. Nonostante ciò le prestazioni della biacca erano tali che il pigmento fu usato da molti tra cui Vermeer e gli Impressionisti, fino agli anni ’70 in cui fu finalmente vietata la produzione e vendita.

Per quanto possa sembrare grave, gli effetti della biacca sono nulla in confronto ad alcuni pigmenti verdi. Il verde di Scheele (arsenito di rame), e il verde di Parigi (acetato arsenito di rame) furono introdotti nel diciottesimo secolo ed ebbero un enorme successo per la loro brillantezza. Vennero usati per tingere tessuti, carte da parati, saponi, coloranti alimentari e giocattoli, contaminando migliaia di persone. I primi a soffrirne erano gli operai impiegati nella produzione dei pigmenti, le donne che indossavano vestiti di colore verdi erano più propense a collassare per via dell’intossicazione da arsenico, ed è stato ipotizzato che Napoleone sia morto in esilio per un lento avvelenamento dovuto alla carta da parati della sua stanza. La tossicità del pigmento fu tenuta nascosta fino al 1822 quando le ricette delle pitture furono rese note al pubblico. Un secolo più tardi, l’arsenico di rame fu usato in maniera intensiva in molti paesi come insetticida.

Per quanto tossico il verde di Parigi non era radioattivo, cosa che invece non si può dire dell’ossido di uranio, usato come pigmento arancione e rosso nell’industria della ceramica. Prima della seconda guerra mondiale era normale che le aziende di vasellame, usassero l’uranio come ingrediente per ottenere colori brillanti e saturi. La radioattività fu scoperta verso la fine dell’ottocento e non fu legata alle patologie oncologiche se non molto più tardi. L’ironia fu che durante la seconda guerra mondiale il governo degli Stati Uniti sequestrò tutto l’uranio in circolazione sul territorio nazionale per il progetto Manhattan e lo sviluppo della bomba atomica. Si possono ancora trovare dai rigattieri e antiquari esempi di porcellana radioattiva, ma fortunatamente i valori sono talmente bassi che non pongono più un rischio per la salute di chi li utilizza.

Per fortuna l’industria chimica ha fatto passi da gigante nella sintesi dei pigmenti, introducendo sul mercato prodotti non tossici e brillanti, assolutamente impensabili cinquant’anni fa. Basti pensare a The world’s pinkest pink (Il Rosa più Rosa al Mondo) di Stuart Semple o a Vantablack 2.0, rivestimento di Surrey NanoSystems con un’assorbenza pari a 99.96%.

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PIXEL SUL TERRITORIO

ARTE | SALVO LIGAMA

Dire che Salvo Ligama è uno street artist è forse riduttivo. Il giovane artista siciliano intrattiene con il contesto fisico un rapporto molto più complesso e viscerale.
Ligama crea pattern giganti, generati liberamente o dall’ingrandimento di immagini reali. ciascuna porzione cromatica ha contorni irregolari e manuali, a sottolineare l’aspetto emotivo del messaggio artistico. I macro-pixel, che vanno a formare palette armoniche o contrastate, vengono poi dipinte su superfici murarie esistenti, di qualunque natura, dalla casetta rurale diroccata alla facciata urbana, fino all’interno di un edificio pubblico.
Attualmente l’artista è impegnato in un viaggio nell’entroterra della Sicilia nel progetto “Uncommissioned Landscape Manipulation”, attraverso cui attua una consapevole trasformazione del territorio: interviene sui ruderi abbandonati, interrompendo di fatto una tradizione visiva tipica del paesaggio stesso, ri-attribuendo interesse e “significato” ai suoi frammenti.

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COLORE E LUCE A MANHATTAN

INTERIOR | INÉS ESNAL


L’androne condominiale è spesso un luogo di solo transito, anche se in altre epoche aveva il compito di rivelare verso la strada e alle persone avventizie un’idea di magnificenza e di appartenenza borghese.

La lobby di un edificio residenziale di New York, dal sapore scarno e minimalista, è il teatro di una performance cromatica tridimensionale di Inés Esnal, artista adottata dalla stessa metropoli. Sfruttando la luce naturale che passa attraverso tre lucernari ai margini del soffitto, la Esnal crea dei paraboloidi iperbolici mediante cavi colorati, realizzando sfumature come se questi fossero dei pixel lineari. Le tinte sono vivaci, con preminenza dell’azzurro e dell’arancio.
A ciò sui aggiunge anche l’effetto della luce diurna, che contribuisce, dall’alto verso il basso, all’effetto chiaroscurale.

Così la grande scatola brutalista in cemento armato prende vita.

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