Il potere del colore nel mondo della moda

Nell’era della comunicazione l’immagine conserva un ruolo fondamentale e il colore ne potenzia in maniera diretta o indiretta il messaggio da trasmettere. Il settore che meglio rappresenta la cultura dell’immagine è senza dubbio la moda e il colore ne abbraccia pienamente l’ossimorica filosofia dell’effimero e permanente.

Da una parte la natura mutevole, fugace e a volte capricciosa della moda propone le nuance di tendenza che in ogni stagione occupano le vetrine dei negozi. Dall’altra, la scelta di un singolo colore diventa l’elemento che contraddistingue molte maison, facendo parte integrante della loro storia.

Con il passare del tempo, infatti, alcune precise tinte sono diventate delle vere e proprie icone attraverso le quali è possibile ripercorrere la carriera degli stilisti e la storia delle case di moda più note da sempre sulla scena internazionale.

Chi per esempio non associa il rosso fuoco al designer Valentino Garavani il quale ha battezzato questa particolare tonalità con il proprio nome? Il greige, mix tra grigio e beige è il simbolo di equilibrio e raffinatezza che ha conquistato gli estimatori di Giorgio Armani. L’arancione è il deus ex machina che trasforma la necessità in virtù nel caso del marchio Hermès. Si racconta infatti che alla fine della seconda guerra mondiale, le uniche scatole di cartone reperibili per il packaging dei propri prodotti, fossero di un colore arancione acceso. In breve tempo questa particolare tonalità rese identificabile l’intero marchio in tutto il mondo. Le creazioni surrealistiche e provocanti di Luisa Schiapparelli intrigarono la borghesia parigina di fine anni ’30, così come la particolare e sfrontata gradazione dei fiori di fucsia ribattezzata dalla stessa stilista rosa shocking. La prima ad avere un colore legato al proprio nome fu Madame Jeanne Lavin, che negli anni ’20 creò il Blu Lavin traendo ispirazione dagli affreschi del Beato Angelico. Sempre negli anni ’20, la prima signora della moda che riuscì a veicolare il suo messaggio attraverso un colore, fu Coco Chanel che con il little black dress, il suo celebre tubino nero, conquistò i cuori delle signore sovvertendo i canoni di moda della Belle Époque. Da quel momento il nero è simbolo di eleganza e classe per ogni occasione.

Il colore accostato al marchio o al nome del designer aiuta a trasmettere informazioni durevoli nel tempo. Anche i non esperti di moda infatti riconoscono la maggior parte di queste specifiche nuance identificandole con i relativi marchi. Determinate gradazioni sono diventate imprescindibili dalle creazioni degli stilisti e oltre ad una firma inconfondibile, hanno segnato successi planetari nel campo della moda. In più, partendo proprio dalla moda, sono state simbolo di rivoluzioni che hanno interessato anche la storia, la cultura e il costume del secolo scorso.

Bibliografia:

http://www.vogue.it/news/encyclo/moda/c/colori?refresh_ce=https://www.vanityfair.it/fashion/news-fashion/2018/03/27/colori-iconici-stilisti-griffe-valentino-tiffany-hermes


Besa Misa

Collabora come project coordinator e addetto alle relazioni internazionali presso l’organizzazione non-profit “Cultura&Solidarietà”.

http://www.culturasolidarieta.it

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Arancio Cinetico

PARKING | SANTA MONICA

Il parcheggio fuori terra è un tema progettuale ibrido: ha un carattere strettamente tecnico ma deve assumere il più possibile le sembianze di un normale edificio.

Una soluzione assai brillante è stata individuata dal workshop Behnisch Architekten + Studio Jantzen a proposito del nuovo Parking pubblico di Santa Monica, in California, dove i progettisti hanno giocato in senso cromatico per il trattamento del prospetto.

Il volume rimane semi-aperto grazie a una schermatura modulare in lamiera bianca traforata, a filo-facciata. A conferire una forte personalità alla superficie verticale, una sequenza di pannelli triangolari a sbalzo. Il loro orientamento asimmetrico, unito alla variazione progressiva del colore tra giallo e rosso, crea un vero e proprio piano cinetico. Anche la scala esterna, con parapetto rosso fuoco, decreta la valenza cinetica di questa architettura dal forte contenuto cromatico.

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Una nuova prospettiva cromatica

“Punti e filamenti di colore nella pittura italiana dal Divisionismo a oggi” è il titolo del nuovo libro di Ignazio Gadaleta, che rilegge, in chiave storica, l’evoluzione della pittura italiana

Il pittore italiano Ignazio Gadaleta, protagonista dagli anni Ottanta della pittura aniconica in Italia e noto per le sue ricerche cromatiche espresse in opere d’arte, è autore del suo secondo libro dal titolo Punti e filamenti di colore nella pittura italiana dal Divisionismo a oggi. Un libro di pittura, un libro di colore promosso dall’Accademia di Belle Arti di Brera, edito da Silvana Editoriale.

L’opera è principalmente visuale, documenta puntuali riferimenti storico-critici e apre a un’inedita visione storica della pittura italiana contemporanea. C’è una linea di continuità, sviluppo ed evoluzione nella pittura italiana del Novecento (e anche del Duemila), che ha come sorgente le definizioni linguistiche del Divisionismo italiano.

Il libro concretizza, principalmente attraverso apposite riprese fotografiche di particolari di opere, alcuni momenti dello specifico sguardo di pittore dell’autore, in viaggio nel tempo delle memorie di diverse declinazioni linguistiche in successione storica, fino al passaggio nel presente, in proiezione futura. In oltre 200 pagine molti sono gli artisti protagonisti, da Gaetano Previati a Enrico Castellani e fino al giovanissimo Elias, passando per Giuseppe Pellizza da Volpedo, Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Lucio Fontana, Piero Dorazio, Tancredi Parmeggiani e Mario Nigro, solo per citarne alcuni.

Questa operazione rientra nelle azioni dei Dialoghi di colore (presso l’Accademia di Brera, cui NCS ebbe occasione di partecipare) ed è la premessa finalizzata all’avvio di uno specifico dibattito aperto.

«Questa assoluta professione di pittura, oltre l’azione quotidiana del mio dipingere, è testimonianza teorica che solo apparentemente si configura in termini storico-critici. Questo libro di pittura, fondamentalmente visivo, oltre ogni quadro, dichiara ulteriormente il mio carattere espressivo, consapevolmente partecipe di una linea storica dell’arte moderna italiana che, fra evoluzioni e permanenze, nella luminosità del colore afferma la propria identità.»

Formato: 16,5 x 24 cm
Pagine: 208
Numero illustrazioni: 140 a colori, di cui 88 “particolari al vero”
Rilegatura: brossura con alette
Anno pubblicazione: 2018
ISBN/EAN: 9788836639410
Prezzo: 25,00 €
Editore: Silvana Editoriale, http://www.silvanaeditoriale.it

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Colore e arredo, questo binomio vincente!

(di Gianluca Sgalippa) – maggio 2018

 

 

 

 

 

La settimana del design milanese, coincisa con lo svolgimento del Salone del Mobile (17-22 aprile), ha rappresentato – come di consueto, del resto – uno scenario complesso in fatto di stili, forme, tendenze e tanto, tanto progetto. Tra innovazione, imitazione e revival, il capoluogo lombardo è stato inondato di proposte più o meno significative, tra Fiera e innumerevoli eventi disseminati in tutta la città.

Soprattutto nell’arredo, il colore “applicato” sta vivendo una fase di riaffermazione rispetto alle tonalità “naturali” dei materiali e sull’estetica del tutto-bianco, ovvero di quel minimalismo asettico che, dagli anni ‘90 a oggi, caratterizza una buona parte del design del mobile.

Per essere precisi, il mobile rispecchia ciò che, da qualche anno, si può scorgere nell’interior design: la ricerca di una personalità degli spazi attraverso una cromaticità spinta e sofisticata, dove il “pezzo” più o meno prestigioso dialoga con scelte visive più estese e articolate.

In linea generale, l’energia e l’incisività delle proposte derivano soprattutto dall’adozione della tinta unita, che prende il sopravvento sulla fantasia di tipo tradizionale. Questa partecipa a dei veri e propri color-block, ovvero a degli accostamenti di grande interesse creativo.

Questo concetto sembra concretizzarsi in pieno nella chaise longue Lilo, di Moroso, evoluzione di una poltrona già in produzione dal 2015 su disegno di Patricia Urquiola. Una struttura lignea dal sapore anni ‘50 sostiene una sequenza di moduli in pelle e tessuto. La designer italo-spagnola, sempre attenta al tocco femminile nell’arredo, propone una raffinata palette dai toni sensuali, tra il bruno e il rosa biscotto.

 

 

 

 

 

Restiamo nell’ambito degli imbottiti dove, tra memoria borghese e sperimentazione, riappare il velluto, che, per sua stessa natura, non può che vivere di tinta unita. Tato riedita la poltrona Angolo, aggregabile, creata da Corrado Corradi Dell’Acqua nel 1963, in giallo acido o azzurro polvere; mentre Diesel Living (prodotta ancora da Moroso) riscopre il rosa antico per Assembly, il divanetto in cui schienale e seduta sono tenuti insieme da imbullonatura a vista.

Ma ora usciamo dal mobile convenzionale – si fa per dire – per scoprire delle proposte insolite e accattivanti. E ci spingiamo fino alla Botswana per scoprire Mabeo, un brand artigianale che ha appena affidato la creazione di nuovi modelli a professionisti europei. Da qui la collezione Evi, tavolo e sgabelli in legno dalla tonalità intensa, inciso a colori primari e squillanti, tipici delle culture africane.

 

 

 

 

 

Tra le novità più originali troviamo sicuramente il paravento Kazimir progettato da Julia Dozsa per Colè, ispirato, tanto nelle linee che nei colori, all’opera pittorica di Malevič, personaggio di punta delle avanguardie sovietiche.
Ma l’uso del colore, in nuance assai sofisticate, si spinge anche oltre, verso soluzioni particolarmente accattivanti, nella vasta collezione disegnata da Ferruccio per Emmemobili, sperimentale e perfino visionaria. Qui riportiamo la credenza arcuata e il contenitore a pattern triangolare, ma anche negli altri modelli forme e colore partecipano a una gustosa bizzarria.

 

 

 

 

 

Infine, sul fronte delle installazioni temporanee, hanno riscosso particolare successo le “trapunte” con cui Mindcraft ha arredato uno dei chiostri del complesso di San Simpliciano, in una gustosa alternanza di giallo limone grigio. E poi i giochi cromatici di Haru, nei tunnel al di sotto della Stazione Centerale, ottenuti con sottilissime pellicole adesive, inventate per personalizzare le superfici con fantasia e ardimento visivo.

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Folklore cromatico

DESIGN | MARNI

Un viaggio suggestivo nei colori e nelle atmosfere della Colombia, alla scoperta di tradizioni artigianali da preservare, alle quali Marni apporta il suo approccio innovativo.

La design week milanese (17-22 aprile) è stata per Marni un villaggio rurale in festa.
La “vereda” è un luogo in cui colori, sapori e folklore fanno da sfondo alla nuova collezione di arredi e accessori del noto fashion brand.
L’artigianalità, da sempre tratto distintivo dei progetti di Marni legati al Salone del Mobile, quest’anno si esprime attraverso più collaborazioni con comunità di zone diverse della Colombia che portano a Milano le loro tradizioni reinterpretate con un approccio ludico e sperimentale.

Nella location dell’esposizione, i visitatori sono stati accolti soprattutto da coloratissime amache in cotone tessuto a telaio, eredità delle comunità che popolano la costa atlantica del paese.

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Quando i colori sono… stupefacenti

ARCHITETTURA | OKUDA SAN MIGUEL

A Denver, in Colorado, la cannabis è legale. Una premessa importante, dato che è appena sorto liberamente un tempio per il raduno dei cultori di quella sostanza vegetale. L’International Church of Cannabis è diventata in tempi brevi un vero e proprio scoop, non solo per l’unicità (per ora) del tema, ma anche per la stessa identità dello spazio. Questo si presenta, sul piano esclusivamente strutturale, come una chiesa di impronta classica: simmetria, grande navata, nervature gotiche, panche allineate e tanti, tanti “affreschi”. Ma sono i temi delle decorazioni pittoriche a fare la differenza. Okuda San Miguel, artista spagnolo, ha dipinto muri e volte con soggetti psichedelici, tra astratto e figurativo. Elementi surreali e onirici, palesemente legati agli effetti della marijuana, a colori accesi e contrastanti. Pattern multicolor si alternano a figure bizzarre e mistiche, forse esagerate rispetto alle visioni pacifiche prodotte dalla celebre erba.

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Metamorfosi: il colore soggetto “attivo”

(di Luciano Merlini) – aprile 2018

Quale sedia avete notato per prima? Perché?
Ogni oggetto, ogni cosa, si caratterizza per 3 fattori principali…

…ma mentre i primi due (forma e materiali) in quanto oggettivi appartengono alla sfera del razionale – sono ciò che sono – il colore libera l’immaginario della persona ed ognuno gli attribuisce un valore ed un significato diverso, risultando così un elemento soggettivo.

Talmente soggettivo – e preponderante in certi casi – da influenzare la forma e i materiali, modificando così la percezione generale di un oggetto.

Questo ci suggerisce una riflessione: così come un “colore ragionato” può essere in grado di esaltare lo spirito originale di una creazione, al tempo stesso un colore non ben ponderato può arrivare a tradirlo.

Ad ulteriore vantaggio del colore va però detto che – contrariamente a forma e materiali che sono elementi “immodificabili” – esso è variabile, per cui un oggetto che si propone con una gamma colori eterogenea, amplifica le possibilità dii essere scelto in quanto può incontrare i gusti e le aspettative di un pubblico più vasto.

Questo certo non per svilire il ruolo del design e dei materiali, perché se questi “non piacciono”, ovviamente non c’è colore che tenga. Lapalissiano.

E l’opportunità di poter scegliere il colore di un oggetto a proprio piacimento, diventa particolarmente significativa quando esso è destinato ad entrare in un contesto dove sono presenti altri e svariati componenti.

Un esempio per tutti: un ambiente, uno spazio abitativo o di lavoro, dove il colore di qualsiasi oggetto o accessorio, agisce e interagisce con il colore degli altri componenti dell’arredo e la percezione di ognuno di essi cambia in funzione degli altri che gli stanno intorno.

Un insieme cromatico che va a determinare un certo tipo di “stile” piuttosto che un altro, ma che non presuppone dettami o regole di base per essere ricreato perché il colore è emotività ed ogni persona gli dà un’interpretazione propria.

Stiamo parlando di concetti che per noi addetti ai lavori sono scontati ma che ai privati spesso sfuggono, per cui il nostro compito non deve essere quello di “imporre” ma di guidarli verso una scelta che interpreti al meglio le loro aspettative.
Un concetto molto ben espresso dai due noti designer Steve Harrison e Paul Dourish:”Uno spazio può essere trasformato in un luogo abitativo soltanto dai suoi occupanti. Il massimo che un designer può fare è mettere in loro mani gli strumenti necessari”.
Strumenti che, nel proporre i colori, li “comunichino”, facendone capire i loro valori e le loro potenzialità.

 

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