L’importanza della comunicazione in assenza di colori

(di Luca Talamonti) – ottobre 2018

Qualche anno fa, io e la mia compagna decidemmo di regalarci un’esperienza speciale: la cosiddetta “Cena al buio”.
A Milano, così come in altre parti d’Italia e, ne sono convinto, del mondo, esiste una società che permette di sperimentare sensazioni uniche, finalizzate a sensibilizzare le persone su chi abita un mondo molto particolare: quello dei non vedenti.

L’associazione di Milano “Dialogo nel buio”, www.dialogonelbuio.org

La società di Milano si chiama “Dialogo nel buio” e, ai tempi, proponeva due opzioni: una camminata di circa 60 minuti in un percorso totalmente buio, guidati da persone non vedenti; oppure, una cena, di circa 120 minuti, in una sala completamente buia, serviti al tavolo da camerieri anch’essi non vedenti.
Noi optammo per la cena e si trattò di un’esperienza straordinaria.
Il tutto iniziava in una sala illuminata, dove venivano radunate tutte le persone iscritte alla cena.
Poi, a gruppi, venivamo chiamati per nome e accompagnati all’ingresso della sala nella quale sarebbe stato servito il pasto: sala completamente buia o, per dirla secondo chi ha il dono della vista, nera.
Qui, venivamo presi in consegna dal personale di sala, non vedente dalla nascita, che, con una agilità disarmante, ci accompagnava in fila indiana ai rispettivi tavoli.
I tavoli erano da 8 o 10 persone e nessuno di noi sapeva quali sarebbero stati i propri commensali, poiché l’ingresso alla sala era stato organizzato in modo che le persone venissero accompagnate dentro alla spicciolata.
Una volta seduti, la prima sfida consisteva nel capire dove fossero le posate, i bicchieri, le bottiglie.
La seconda, per quanto mi riguarda, era rappresentata dal versarmi da bere, senza far sì che il bicchiere traboccasse.
La terza e più interessante sfida vedeva tutti noi coinvolti nel cercare di mangiare i piatti che ci venivano servizi con maestria dai camerieri non vedenti e, soprattutto, nel capire cosa stavamo mangiando. All’atto dell’iscrizione, infatti, avevamo solo potuto segnalare eventuali gusti, allergie o intolleranze, ma di fatto non ci era dato sapere cosa avremmo mangiato.

Una grande verità, www.coppadicitazioni.it

Ovviamente, un’esperienza del genere ti permette di acuire notevolmente gli altri sensi, perché annullando il senso della vista, è come se il cervello ridistribuisse la sua energia, andando a potenziare tatto, gusto, udito e olfatto.
La vera sorpresa, però, è stata il relazionarmi con le altre persone sedute al tavolo con me: persone che non conoscevo, che non avevo visto prima e con cui ho passato circa 2 ore.
2 ore meravigliose, in cui io, come gli altri, non avevamo potuto esprimere alcun giudizio preventivo nei confronti degli altri, giudizio che, solitamente, esprimiamo proprio con il senso della vista: quante volte, camminando per strada, giudichiamo gli estranei con un semplice sguardo, analizzando come sono vestiti, come camminano, come si comportano… pur non sapendo niente di loro? Questo avviene perché il senso della vista è decisamente predominante rispetto agli altri, purtroppo.
Ebbene, in quelle 2 ore a cena, essendo annullato il senso della vista, il giudizio sugli altri si è costruito poco alla volta, strada facendo e basandosi sull’udito, dunque sulla comunicazione e sulle sensazioni che questa regalava.
Una comunicazione pura, profonda, spontanea, in grado di formare un giudizio molto più umano e che ha permesso a tutti di utilizzare un rispetto per l’altro che raramente, quando giudichiamo con lo sguardo, esprimiamo sinceramente.
A cena conclusa, siamo stati portati nella stanza iniziale, questa volta sì un tavolo alla volta. E la sorpresa nel vedere finalmente i miei commensali è stata grande, perché ovviamente il loro aspetto non corrispondeva assolutamente all’idea che mi ero fatto parlando e condividendo con loro la cena, le emozioni e i piccoli, grandi ostacoli di questa esperienza.
Un’esperienza straordinaria, che consiglio a chiunque e che fa parecchio riflettere a più livelli.
Personalmente, sono uscito da quel posto con una potente domanda in testa: sarei disposto a rinunciare al senso della vista, in cambio di un mondo fatto di relazioni vere e profonde, basate su un giudizio umano e non su quello artefatto, preponderante e arrogante che gli occhi ci forniscono ogni giorno?

La vista: vantaggio o svantaggio?, www.romasette.it

La risposta, a mio avviso, non è così scontata…

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