Psicologia del Colore: da Jung a Goethe

(di Tiziana Vernola) – Ottobre 2021

Carl Gustav Jung (Kesswil, 26 luglio 1875 – Küsnacht, 6 giugno 1961) è un noto psichiatra, psicoanalista, accademico svizzero, una delle principali figure intellettuali del pensiero psicologico, psicoanalitico e filosofico di tutti i tempi.

Il suo pensiero di matrice psicoanalitica, prende il nome di “psicologia analitica” o “psicologia del profondo”. In principio allievo di Sigmund Freud, allineato alle sue idee, se ne discostò nel 1913, prendendo una strada che si ispirava a concetti diversi.

Carl Gustav Jung riteneva che il comportamento dell’uomo non sia condizionato soltanto dalla sua storia individuale o dal contesto, ma anche dalle sue ambizioni e fini. Sia il pensiero del passato, sia il pensiero del futuro inteso come possibilità, condizionano le sue azioni e le sue scelte personali.

In particolare riteneva che ci fosse un “inconscio collettivo” che si esprime negli archetipi, oltre a un inconscio del singolo, o personale, ossia in ciascuno di noi.

La vita dell’individuo è vista come un percorso, chiamato “processo di individuazione, di realizzazione del sé, e personale” .

Con lo studio della “psicologia analitica” o “psicologia del mondo”, Jung chiarì l’esistenza delle personalità estroverse ed introverse e del potere dell’inconscio.

Jung era inoltre molto interessato alle proprietà e al senso dei colori, nonché al collegamento tra arte, colore e la psicoterapia, i suoi studi e scritti sul simbolismo del colore spaziano moltissimo. Coi suoi studi sull’uso del colore ed effetti nel tempo sull’uomo e sulle culture, nonché nell’esaminare i mandala autoprodotti dei suoi pazienti, tentò di sviluppare un sapere, le cui cifre fossero i colori.

A questo proposito Jung si dedicò alla stesura di quattro saggi sui Maṇḍala, i disegni rituali buddisti e induisti, dopo averli studiati per oltre venti anni. Secondo Jung, durante i periodi di tensione psichica, figure mandaliche possono apparire spontaneamente nei sogni per portare o indicare la possibilità di un ordine interiore, una strada percorribile.
Il simbolo del mandala, quindi, non è solo un’affascinante forma espressiva ma, è anche una forza che, esercita un’azione su chi lo disegna, perché in questo simbolo si nasconde un effetto magico: l’immagine si dipana intorno al centro, come a creare un sacro recinto della intima personalità del soggetto che disegna, un cerchio protettivo che allontana dalla “dispersione” e dalle preoccupazioni provocate dall’esterno.

Jung studiò anche l’”alchimia” per approfondire la sua conoscenza del linguaggio segreto del colore, e associò i colori ai tipi psicologici umani, a partire dagli atteggiamenti, di “introversione” o di “estroversione” e dalla loro combinazione con la funzione dominante.

Jung pensava a quattro funzioni dominanti: pensiero, sentimento, sensazione, intuizione.
Il pensiero e il sentimento sono “razionali”, in quanto sono condizionati dalle valutazioni, mentali e affettive, mentre la sensazione e l’intuizione procedono per “percezioni”, riferentisi a ciò che si percepisce immediatamente.

Le funzioni dominanti sono espresse da colori come: l’azzurro, colore del cielo, è associato al pensiero, il rosso, il colore del sangue e della passione, è da Jung associato al sentimento; il giallo, colore della luce, dell’oro, dell’intuizione; il verde il colore della natura, della crescita e sensazione.
Jung avanzò l’ipotesi che il gusto personale verso determinati colori sia legato alla funzione che caratterizza il proprio tipo psicologico.

Per cui la psicologia dei colori può essere definita come lo studio delle tonalità inteso quale determinante del comportamento umano.

Detto ciò Il colore ha la capacità di provocare particolari emozioni nelle persone.
A questo proposito va precisato che lo stesso uomo delle caverne aveva ben chiaro quanto il colore fosse espressivo e necessario nella rappresentazione di una scena o di una emozione; come nella rappresentazione delle terre colorate, con cui metteva in scena situazioni di vita e di caccia, e momenti nelle sue caverne.

I primi colori conosciuti e usati sono stati il rosso (associato al sangue, alle ferite, al corpo), il giallo (associato alla luce solare), il verde (associato al verde della vegetazione), il blu (associato al cielo notturno).

Gli antichi Greci nutrivano un grande interesse per la questione della luce e dei colori. I filosofi presocratici, ritenevano che l’universo si sintetizzasse in quattro colori, che rappresentavano i suoi quattro elementi costitutivi: il nero, (terra); il verde (l’acqua); il rosso (fuoco); il bianco (l’aria).

In pratica non c’è alcuna civiltà umana che non abbia utilizzato il colore, come strumento fondamentale di espressione delle emozioni e del sentire umano, all’interno di una creazione artistica.

Infatti al colore non soltanto si collega il semplice concetto di bellezza, ma anche una vera e propria forza psicologica, e forse magica.

Letterati e studiosi di diverse epoche hanno studiato i colori; da Jung a Rousseau che considerava i colori come una forma di linguaggio dell’“anima universale”, come uno strumento in grado di superare la porta di misteri antichi, che possono portare alla comprensione dell’universo.

Johann Wolfgang von Goethe, (Francoforte sul Meno, 28 agosto 1749 – Weimar, 22 marzo 1832) celebre scrittore e filosofo, la cui opera è stata utile, sia per considerazioni filosofiche sul colore, sia per lo sviluppo della colorimetria, secondo cui, “la scienza è uscita dalla poesia”, nelle “Metamorfosi delle piante” confidò al suo amico Johann-Peter Eckermann:

“Io non provo orgoglio per tutto ciò che come poeta ho prodotto. Insieme a me hanno vissuto buoni poeti, altri ancora migliori hanno vissuto prima di me, e ce ne saranno altri dopo. Sono invece orgoglioso del fatto che, nel mio secolo, sono stato l’unico che ha visto chiaro in questa difficile scienza del colore, e sono cosciente di essere superiore a molti saggi”.
(Goethe, da una conversazione con Johann Eckermann del 19 febbraio 1829])

A questo proposito “Goethe afferma che non è la luce bianca a scaturire dalla sovrapposizione dei colori, bensì il contrario; i colori non sono primari, ma consistono in un offuscamento della luce, o nell’interazione di questa con l’oscurità” (Wikipedia, 2021).

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