Pigmenti mortali

(di Guglielmo Giani) – marzo 2019

Nel 1898, Marie e Pierre Curie scoprirono il radio (Ra88).
Sostenendo che il radio avesse effetti benefici, fu aggiunto a molti prodotti domestici: medicinali, dentifrici, cibi confezionati e nell’acqua. Il fatto che fosse fosforescente stimolò l’immaginazione di molti creativi, e fu aggiunto a prodotti di bellezza e incastonato in gioielli. Fu solo a metà del ventesimo secolo che ci si rese conto della tossicità del radio e gli effetti delle radiazioni. Sfortunatamente la storia ci insegna che il radio non è stato l’unico componente tossico o letale usato come pigmento nell’architettura e nell’arte.
Tre colori in particolare hanno una reputazione per aver lasciato una scia di vittime: il bianco, il verde e l’arancione.

Già nel quarto secolo avanti Cristo, gli antichi Greci sapevano come trattare il piombo per ottenere la biacca (carbonato basico di piombo) un pigmento bianco brillante sostituito dall’ossido di zinco e ossido di titanio solo negli anni ’30. Il piombo è un metallo altamente tossico che, una volta introdotto nel sistema nervoso, interrompe le normali funzione degli ioni di calcio, causando danni che spaziano dalle malattie dell’apprendimento all’ipertensione arteriosa. In passato gli artisti erano usi a produrre le loro pitture in bottega, e spesso erano esposti a sostanze tossiche per contatto o inalazione. Gli effetti del piombo si manifestavano inizialmente con forti coliche, conosciute come coliche del pittore. Altri effetti erano la paralisi, disturbi depressivi, tosse e danni alla vista. Nonostante ciò le prestazioni della biacca erano tali che il pigmento fu usato da molti tra cui Vermeer e gli Impressionisti, fino agli anni ’70 in cui fu finalmente vietata la produzione e vendita.

Per quanto possa sembrare grave, gli effetti della biacca sono nulla in confronto ad alcuni pigmenti verdi. Il verde di Scheele (arsenito di rame), e il verde di Parigi (acetato arsenito di rame) furono introdotti nel diciottesimo secolo ed ebbero un enorme successo per la loro brillantezza. Vennero usati per tingere tessuti, carte da parati, saponi, coloranti alimentari e giocattoli, contaminando migliaia di persone. I primi a soffrirne erano gli operai impiegati nella produzione dei pigmenti, le donne che indossavano vestiti di colore verdi erano più propense a collassare per via dell’intossicazione da arsenico, ed è stato ipotizzato che Napoleone sia morto in esilio per un lento avvelenamento dovuto alla carta da parati della sua stanza. La tossicità del pigmento fu tenuta nascosta fino al 1822 quando le ricette delle pitture furono rese note al pubblico. Un secolo più tardi, l’arsenico di rame fu usato in maniera intensiva in molti paesi come insetticida.

Per quanto tossico il verde di Parigi non era radioattivo, cosa che invece non si può dire dell’ossido di uranio, usato come pigmento arancione e rosso nell’industria della ceramica. Prima della seconda guerra mondiale era normale che le aziende di vasellame, usassero l’uranio come ingrediente per ottenere colori brillanti e saturi. La radioattività fu scoperta verso la fine dell’ottocento e non fu legata alle patologie oncologiche se non molto più tardi. L’ironia fu che durante la seconda guerra mondiale il governo degli Stati Uniti sequestrò tutto l’uranio in circolazione sul territorio nazionale per il progetto Manhattan e lo sviluppo della bomba atomica. Si possono ancora trovare dai rigattieri e antiquari esempi di porcellana radioattiva, ma fortunatamente i valori sono talmente bassi che non pongono più un rischio per la salute di chi li utilizza.

Per fortuna l’industria chimica ha fatto passi da gigante nella sintesi dei pigmenti, introducendo sul mercato prodotti non tossici e brillanti, assolutamente impensabili cinquant’anni fa. Basti pensare a The world’s pinkest pink (Il Rosa più Rosa al Mondo) di Stuart Semple o a Vantablack 2.0, rivestimento di Surrey NanoSystems con un’assorbenza pari a 99.96%.

Distribuiamo in esclusiva sul territorio italiano tutti i prodotti e servizi legati al sistema NCS – Natural Colour System®©. NCS – Natural Colour System®© è un sistema logico di ordinamento dei colori che si fonda cu come questi vengono percepito dall'uomo.

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