Colori e Allogazioni

(di Cristina Polli) – giugno 2017

Nel progetto cromatico, più che la scelta del colore in sé, conta il posizionamento degli schemi cromatici nello spazio.
Allogazioni e giustapposizioni contribuiscono a costruire più o meno articolate unità percettive (Aldo Bottoli), necessarie ai nostri bisogni psicofisiologici.
E’ possibile configurare il colore attraverso campiture, listati, fasce, ritmi, pesi, linee di confine, creando un insieme ordinato e ricco, capace quindi di rilassare e, nello stesso tempo, dare diversificate informazioni al cervello.

Allogare il colore implica la conoscenza sia del mondo percettivo, che delle varianti capaci di alterare e influenzare la visione cromatica in un contesto.

Se si giustappone un colore ad un altro, è necessario sapere come e perché essi si influenzino a vicenda, considerando che l’azione dell’affiancare o abbinare due o più colori, comporta relazioni complesse.

“La giustapposizione implica la relazione della parte con il tutto, del locale con il globale (dell’uomo con il mondo), del singolare con il molteplice, della figura con lo sfondo (dell’essere con il suo ambiente di vita) e del particolare con il generale. Il giustapporre è un procedimento basato sull’interazione tra il singolo colore e il contesto, sul rapporto tra differenti che si manifesta sotto forma di contrasto e di assimilazione (adattamento).” (Giuseppe Di Napoli, “Il colore dipinto”,  Bib. Einaudi, TO, 2006, pag, intro. XV)

Sia che si accostino i colori, o che li si configuri mediante inclusioni, intervengono nell’atto percettivo, i condizionamenti dati dal fenomeno di contrasto simultaneo e dall’effetto figura sfondo, dei quali dobbiamo tener conto.

Inoltre gli aspetti psicofisiologici propri delle caratteristiche cromatiche, sempre e comunque collegati alla percezione, inducono aspettative e risposte comportamentali, attivate da parti del nostro cervello.  Attribuiamo al segnale cromatico pesi e dimensioni, che non esistono nella realtà.

Nello schema qui proposto il colore chiaro NCS S 0510-Y20R, per esempio, appare più “leggero” confrontato con il giustapposto NCS S 2070-Y80R, decisamente più cromatico e scuro. E le dimensioni dei due quadrati all’interno delle cornici, appaiono diverse, anche se  sono uguali.

Il contrasto di peso è interessante se lo valutiamo su una campitura estesa, quale potrebbe essere una parete di una stanza.

Nella foto (Scuola di Pombia, NO – arch. C. Polli e Studio 3705) lo schema cromatico della  parete suggerisce all’osservatore di guardare l’elemento saliente, che incuriosisce ed attira non per essere di grandi dimensioni, ma proprio perché più piccolo. L’intero spazio parete sarebbe stato meno interessante se il verde e l’arancione avessero trovato in peso e dimensione uguale partitura.

Anche le linee di confine tra una campitura e l’altra sono significative, basti pensare che l’occhio è attratto dal contrasto e dalle delimitazioni tra aree.


Nello schema, per esempio, l’occhio si sofferma più volte sulle linee di demarcazione tra il rosso e il verde-blu.

Altro motivo di attenzione può essere dettata dal cambio di ritmo. All’interno di uno scenario possiamo collocare colori in sequenza e se desideriamo portare l’osservazione in un punto dello spazio, è sufficiente rompere il ritmo.

Scontato è che queste ed altre considerazioni possibili, valgono nel momento in cui si ha chiaro dove e perché collocare il colore in un contesto. Prima di ogni intervento progettuale servono motivazioni, obiettivi chiari, informazioni sul percetto e sui percettori.

Contatti: cristinapollidesigner.blogspot.com

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Pubblicato su Architettura

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